- - Photoblogs.org / user susanita http://www.photoblogs.org/user/susanita 2007-01-12T11:16:17+01:00 -

prima | poi | sempre | meglio tardi... |
il circo calzavecchia
pubblico di un artista di strada
roma ottobre 2007
venticinqueottobreduemilasette


il circo calzavecchia proseguiva la sua turné pur senza l'angelo rosa, la trapezista tortilla, andata via un anno prima per lavorare nella panetteria coretti e per poi tornare a volare per il toni chupete.

aveva ancora dei bravi artisti il circo calzavecchia: il presentatore gillo, poeta fine con la barba lunga e il cilindro rosso, il pianista lorenzo, biondo e bello come il sole, kaoru il cui violino dolce assomigliava alla sua voce orientale, tommy roccambolo, clown texano che raccontava storie fantascientifiche e si prendeva cura degli animali.

poi c'era la maga giselle. non era francese, era calabrese, ma le piaceva questo nome che le dava, diceva, quel tocco di eleganza parigina così utile ai suoi numeri.
il numero più audace di giselle era la sfera volante: ella faceva il movimento elegante di stendere un foulard colorato di fronte al suo esile corpo di ballerina e magicamente questo assumeva la forma di una sfera che volteggiava volteggiava nell'aria ubbidendo ai movimenti che la mano di giselle disegnava.

c'era il trucco.
ma noi non sveleremo.

diremo soltanto che giselle possedeva un piccolo telaio di ferro battuto con un manico molto lungo. il telaio aveva una forma sferica. per giselle era preziosissimo, ma nessuno capiva il perché.

un giorno giselle si trovava dietro le quinte pronta per entrare con il suo magico numero quando improvvisamente le scappò una pipì di quelle che proprio non si possono trattenere.
pensò, ce la faccio, e corse nell'unico gabinetto montato nel cortile subito dietro il palco. lasciò per qualche secondo il suo prezioso telaio su una panca di legno lì dietro le quinte.

il caso volle che il numero dopo giselle fosse quello di giò gigante: cantante lirico nato stanco, voce baritonale, una sciarpa bianca intorno al magnifico collo e 178 chilogrammi di peso.

in attesa del suo numero, quella sera avrebbe cantato la quarta ballata con brio del compositore padovano vincenzo tronchetto, giò gigante vide la panca di legno dietro le quinte e gli sembrò un letto a baldacchino rococò; non riuscì ad impedirselo e abbandonò, sedendosi piano e con eleganza, tutto il suo enorme peso sul telaietto di giselle. si accorse però che qualcosa nel suo letto a baldacchino stonava, dava fastidio sotto il suo mastodontico culone, allora con uno sforzo sovrumano spostò il peso sulla gamba destra e sollevò la sinistra, ne uscì un telaio tutto schiacciato e deforme.
giò gigante fece quello che poté per risistemare in pochi attimi il telaio e lo poggiò accanto a sé fingendo che nulla fosse.

quando giselle arrivò di corsa, gillo l'aveva già annunciata in scena, prese il telaio, il foulard, sfoderò il suo miglior sorriso e entrò rallentando il passo. la musica iniziò, era un charleston parigino del 1925. giselle stese il bel foulard gargiante di fronte a sé. ed ecco che comparve la forma di una pera schiacciata, tutta tendente a destra, gravida di un bozzo enorme sulla punta.
giselle spalancò gli occhi e rimase paralizzata. cosa era successo alla sua sfera perfetta? le prese un panico indescrivibile e non seppe fare nulla di meglio che scappare a gambe levate dalla scena. la pera deforme la seguì volando.

gillo rimase in un angolo per qualche secondo impietrito, poi, grande professionista quale solo lui era, avanzò al centro della scena come nulla fosse e cominciò a recitare una delle sue belle poesie. i musicisti, anch'essi grandi professionisti, attaccarono immediatamente il loro sottofondo di accompagnamento al poeta mentre il charleston parigino del 1925 proseguiva con toni sempre più ritmati e più alti.

e la gente rideva: gli uomini dai baffi neri i nasi gonfi e i denti gialli, le donne dalle tette enormi e traboccanti, i bambini coi pantaloni corti e le gambe rosse per il freddo, tutti ridevano a crepapelle. fu un gigantesco baccano delirante che ancora gillo nei suoi racconti ricorda.
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