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| prima | poi | sempre | | |||
| il ponte mostar, 2004
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seigennaioduemilasette la città era ancora ferita, sanguinava e splendeva contemporaneamente. il ponte era stato ricostruito ed era battezzato quotidianamente dai tuffi di giovani coraggiosi che in cambio del loro spettacolo chiedevano qualche soldo ai passanti. il fiume era gelato e limpidissimo. il quartiere cristiano era nuovamente unito al quartiere islamico, entrambi dati in pasto ai turisti. le stesse ferite dei palazzi mutilati e delle strade trivellate, parevano rimanere in bellavista per soddisfare la curiosità dei visitatori. quella notte stavo passeggiando lungo un marciapiede e arrivata all'incrocio un uomo mi si avvicinò: era molto anziano, portava una bicicletta a braccio. iniziò a parlarmi concitatamente in bosniaco. i miei sforzi in inglese per fargli capire che non afferravo manco mezza parola risultarono del tutto vani, anzi, quando seppe che ero italiana il suo discorso si fece più animato e fervente di prima. allora decisi che valeva la pena capirlo e lo capii: era un ciclista, era stato famoso, aveva corso in gioventù la belgrado/sarajevo, anzi l'aveva vinta. tutti i giornali avevano pubblicato la sua foto a pagina intera e articoli lunghissimi sulla potenza delle sue gambe, sul suo coraggio e sul suo valore. mi chiedeva un favore: voleva che gli spedissi dall'italia, da un negozio famoso vicino bologna, un caschetto nuovo e dei fermapiedi per pedali. mi lasciò il suo nome perché gli recapitassi il tutto. come ho fatto a dimenticarmene fino ad oggi che ho deciso di pubblicare questa foto? devo trovare quel negozio, fare un bel pacco e spedirlo: al signor goran, eccellentissimo ciclista, mostar |
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